Riconoscere l’ictus: perché ogni minuto conta
In Alto Adige circa tre persone al giorno vengono colpite da un ictus. In occasione della Giornata mondiale dell’ictus, il 29 ottobre, il dott. Giosuè Gulli, Primario di Neurologia del Comprensorio sanitario di Bolzano, spiega come riconoscere i segnali d’allarme, come agire correttamente e perché, nel trattamento, ogni minuto è prezioso.
All’improvviso un angolo della bocca si abbassa, un braccio diventa debole o le parole non escono più come dovrebbero. Quello che sembra accadere dal nulla è un’emergenza medica: un ictus. Una parte del cervello, infatti, non riceve più sangue e ossigeno in quantità sufficiente. Le cellule nervose possono subire danni in poco tempo, con conseguenze che vanno da disturbi temporanei a disabilità permanenti.
“Quanto più rapidamente si riesce a ripristinare la circolazione sanguigna, tanto maggiori sono le possibilità di salvare il tessuto cerebrale e ridurre le conseguenze permanenti. Per questo vale il principio ‘Time is brain’: il tempo è cervello”, spiega il dott. Giosuè Gulli, Primario di Neurologia del Comprensorio sanitario di Bolzano.
Per iniziare il trattamento il più rapidamente possibile, tutte le fasi devono essere coordinate: dal riconoscimento dei sintomi e dalla chiamata ai soccorsi agli esami di diagnostica per immagini, fino alla valutazione neurologica e alla scelta della terapia più appropriata.
“Nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige seguiamo un percorso assistenziale coordinato a livello aziendale. L’assistenza alle persone colpite da ictus dipende dalla collaborazione efficace di tutti i professionisti coinvolti, non da un singolo reparto”, sottolinea Gulli. A seconda del tipo di ictus e della situazione individuale, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche. In caso di ictus ischemico, causato dall’occlusione di un vaso sanguigno, è possibile ricorrere alla trombolisi endovenosa, che consiste nella somministrazione di un farmaco per sciogliere il coagulo. In pazienti selezionati può essere indicata, in aggiunta o in alternativa, una trombectomia meccanica, una procedura che consente di rimuovere il coagulo dal vaso interessato mediante un catetere.
Un elemento centrale dell‘assistenza è la “Stroke Unit” presso il reparto di Neurologia di Bolzano. Qui una équipe specializzata segue attentamente le persone ricoverate, monitora le funzioni neurologiche e vitali, previene le complicanze e pianifica precocemente la riabilitazione e gli interventi per evitare nuovi ictus.
L’assistenza non si conclude con il trattamento della fase acuta. Una riabilitazione precoce e personalizzata aiuta a recuperare, per quanto possibile, le capacità compromesse e a favorire il ritorno alla vita quotidiana. Altrettanto importante è il trattamento dei fattori di rischio per prevenire ulteriori ictus.
È fondamentale riconoscere i segnali d’allarme e interpretarli correttamente. Per Gulli, la parola chiave è soprattutto una: improvvisamente. “Una debolezza o una perdita di sensibilità che insorgono improvvisamente su un lato del corpo, una paralisi di un lato del viso o un’asimmetria facciale, disturbi del linguaggio o della comprensione, disturbi visivi e marcate difficoltà di equilibrio o coordinazione possono indicare un ictus. Tutti i deficit neurologici a insorgenza improvvisa devono essere presi sul serio”, spiega il Primario.
Un semplice strumento per ricordare i principali segnali d’allarme è la regola FAST:
F – Face (viso): un angolo della bocca si abbassa quando la persona sorride?
A – Arms (braccia): la persona riesce a sollevare entrambe le braccia e a mantenerle in alto?
S – Speech (linguaggio): il linguaggio è improvvisamente confuso, incomprensibile o alterato?
T – Time (tempo): chiamare immediatamente il numero di emergenza 112, anche se i sintomi scompaiono!
Non tutti gli ictus possono essere prevenuti, ma è possibile ridurre sensibilmente il rischio personale. Tra i principali fattori di rischio modificabili figurano l’ipertensione arteriosa, il fumo, il diabete, i valori elevati di colesterolo, la fibrillazione atriale, la sedentarietà e il sovrappeso. “Controllare regolarmente questi parametri, non fumare, praticare un’attività fisica adeguata, seguire un’alimentazione equilibrata e assumere correttamente i farmaci prescritti può ridurre sensibilmente il rischio di ictus”, spiega il dott. Gulli.
“Lavoriamo per rendere l‘intero percorso assistenziale ancora più rapido ed efficiente. Tuttavia, anche ognuno di noi può dare un contributo importante: la prevenzione mirata permette di ridurre il rischio di ictus e intervenire rapidamente in caso di emergenza può migliorare le possibilità di recupero”, conclude il Primario Gulli.
L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ottiene risultati molto positivi nell’assistenza alle persone colpite da ictus. Secondo il Programma Nazionale Esiti (PNE) 2025 di AGENAS, la mortalità a 30 giorni dopo un ictus ischemico in Alto Adige si è attestata, nell’anno di riferimento 2024, intorno al 6%, rispetto a una mediana nazionale dell’8,4%. Anche il monitoraggio del programma ANGELS fornisce indicazioni sulla rapidità dell’assistenza nella fase acuta: nei casi analizzati, il tempo tra l’arrivo in ospedale e l’inizio della trombolisi endovenosa non ha superato i 50 minuti.
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