“Sono piacevolmente sorpreso”: Intervista all’Assessore alla Salute, Hubert Messner

18/04/2024, 16:00

L’Assessore alla Salute Hubert Messner in questo periodo sta visitando gli ospedali e i distretti dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. In questa intervista racconta come si è sentito all’inizio del suo nuovo ruolo di Assessore e quali impressioni ha ricavato dagli incontri con le collaboratrici e i collaboratori.

Com’è stato il Suo esordio nel ruolo di Assessore?
Intenso. Prima di tutto bisognava costruire una squadra all’interno del Dipartimento, interiorizzare le dinamiche del Consiglio provinciale e risolvere questioni pratiche. Fortunatamente le mie collaboratrici e i miei collaboratori mi sostengono molto, permettendomi di dedicarmi a ciò che è sostanziale.
Il fatto di conoscere bene il sistema sanitario mi è di grande aiuto e mi ha permesso di superare velocemente l’iniziale fase di avviamento.

Quali sono i temi attualmente  sulla Sua scrivania?
Attualmente sto visitando i singoli comprensori e le sedi ospedaliere per parlare con i dipendenti. Molte delle tematiche che emergono le conosciamo, ma non tutte. Di fatto, lo scambio diretto con le persone sul posto forniscono una prospettiva del tutto diversa su ciò che sono le reali priorità delle persone.
Di conseguenza è molto ampia anche la gamma di richieste che ci portiamo a casa, e che cerchiamo di ricondurre a un denominatore comune.

Gli argomenti di discussione nei vari  comprensori si sovrappongono?
Per molti aspetti, sì. Altri argomenti sono stati ampiamente discussi in un comprensorio, ma nemmeno menzionati in un altro, come ad esempio il tema dei salari. Il dibattito sulla digitalizzazione c’è sempre, ma con livelli di intensità molto diversi perché ogni posto è a un livello di sviluppo diverso. Esistono differenze sostanziali anche per quanto riguarda la carenza di personale qualificato: Laddove si compiono intensi sforzi di reclutamento o c’è un’atmosfera lavorativa particolarmente positiva, la pianta organica è praticamente piena.

Dagli incontri è emerso qualcosa  che non si aspettava?
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’alto livello di motivazione e coesione delle équipe dei distretti sanitari.
Abbiamo incontrato infermiere, coordinatori e medici di base estremamente impegnati che emanano entusiasmo, anche quando il carico di lavoro è elevato. Allo stesso tempo, anche negli ospedali ci sono dipendenti molto impegnati, dai medici ai dirigenti tecnico-assistenziali fino ai tecnici, che non badano a sacrifici per garantire il miglior servizio possibile ai pazienti.
Quello di cui non ero consapevole è la difficoltà di assumere personale di supporto nei vari settori non sanitari.
Si va dalla cucina agli artigiani ai tecnici, senza i quali un ospedale non può funzionare.

Quali sono le richieste più difficili e quali i punti che possono essere risolti?
Le richieste più difficili sono quelle che presentano ostacoli giuridici a livello di governo centrale, come i tempi di riconoscimento dei titoli di studio o la partecipazione ai concorsi per l’assunzione dei medici specialisti in formazione. Ci sono delle soluzioni per accelerare il processo, ma finché Roma non dà il via libera, abbiamo le mani legate. Ci sono poi molte richieste condivise che sono risolvibili, ma la questione è piuttosto quella del “quando”. Abbiamo ripreso le trattative sugli stipendi del personale infermieristico e i fondi sono stati messi a disposizione, si tratta solo di decidere i dettagli. Oppure, prendiamo la digitalizzazione: abbiamo bisogno di un sistema informativo ospedaliero standardizzato a livello provinciale, non c’è dubbio.
Ma i tempi e le fasi di passaggio da un sistema all’altro devono essere ben ponderati e preparati ed accompagnati da un’adeguata comunicazione.

A proposito di digitalizzazione:  quando verrà disattivato IKIS?
Una cosa è l’accesso dei medici di base al sistema informativo ospedaliero IKIS, che in realtà non dovrebbe avvenire.
Ma a partire da maggio, tutti i dati e i documenti medici precedentemente generati in modo digitale confluiranno nel fascicolo sanitario elettronico. Questo equivale a un salto di qualità che potrà aiutarci a superare l’IKIS. Il secondo punto è l’introduzione del nuovo sistema informativo ospedaliero provinciale “NGH – New Generation Hospital information system” al posto dell’IKIS in tutti gli ospedali. Il nuovo sistema non è ancora completamente sviluppato e la correzione degli errori o delle carenze attualmente avviene molto a rilento. Abbiamo quindi deciso di introdurre l’NGH più gradualmente, ospedale per ospedale. La sfida sarà quella di fornire un supporto e una formazione appropriati ai dipendenti e di garantire che il sistema venga adeguato alle loro esigenze.

Il 18 maggio si svolgerà il test  d’ingresso per i futuri studenti di  Medicina della Claudiana. Cosa si aspetta da questo progetto?
In primo luogo, trovo che la presenza di una facoltà di Medicina sul territorio sia un mezzo per garantire la qualità e l’attrattiva del nostro sistema sanitario a lungo termine. Lo si vede dall’alto numero di studenti interessati. Mi aspetto molti impulsi positivi. Si creeranno nuove reti, si faciliterà la partecipazione a progetti di ricerca e l’Alto Adige diventerà un interessante luogo di studio e di lavoro sia per i giovani che per i medici  esperti. Abbiamo già ricevuto richieste da parte di persone qualificate che vorrebbero contribuire allo sviluppo di questo corso di laurea e che tornerebbero anche dall’estero per farlo. Abbiamo inoltre l’opportunità unica, in collaborazione con l’Università Cattolica, di inserire precocemente la Medicina generale nel percorso di studio.
Oltre alla formazione specialistica in Medicina generale a cui puntiamo, questo ci permetterà anche di valorizzare la professione di medico di base.

Una leva per rafforzare l’assistenza  territoriale?
Sì, una delle tante. A Laives è iniziata la costruzione del primo degli ospedali di comunità previsti. In queste strutture saremo in grado di fornire buona parte delle prestazioni attualmente delegate agli ospedali. Sono già attive anche le prime centrali operative territoriali, che coordinano la rete sul territorio e le interazioni con l’ospedale.
Allo stesso tempo, stiamo cercando di rafforzare l’ambito della medicina generale con personale amministrativo e infermieristico aggiuntivo, di promuovere la creazione di medicine di gruppo e l’acquisto di strumenti diagnostici aggiuntivi.

Quali effetti si aspetta sul sistema  sanitario?
La speranza è che, grazie a una maggiore localizzazione dell’assistenza ai pazienti, si alleggerirà anche la pressione sugli ospedali. E che la motivazione e l’energia positiva che ho osservato finora, in particolare nei distretti, si riversino sul personale ospedaliero, che attualmente è spesso al limite.

Un desiderio per il futuro?
Dalle conversazioni che ho avuto, ho capito che la demotivazione e il senso di frustrazione dipendono anche dal clima generale: le costanti critiche al sistema sanitario, propagate a livello mediatico, o la diffusione di voci prive di fondamento – come il presunto salasso di competenze dei piccoli ospedali, i paventati tagli al personale o la supposta riduzione dei servizi ai pazienti – contribuiscono in modo significativo a questo stato d’animo. I dipendenti sono stanchi delle cattive notizie. Vorrei quindi invitare tutti a ripensare il proprio modo di comunicare per permettere di far tornare un po’ di ottimismo e positività in tutto il sistema sanitario.


Peter A. Seebacher traduttrice: Karin Leiter