"Nel lutto, le emozioni ci travolgono, come l'onda di una marea"

10/10/2024, 09:00

Proprio in autunno, quando le giornate si accorciano, la “natura muore” e si avvicina la festa di Ognissanti, le persone in lutto sono di sovente sopraffatte da un’ondata di tristezza. Claudia Seeber, collaboratrice del Comprensorio sanitario di Merano, ha seguito una formazione come terapista del lutto per poter sostenere queste persone.

(Foto: Vera Schindler)
(Foto: Vera Schindler)

Per Claudia Seeber, il dente di leone è il simbolo più adatto alla morte e al lutto, perché ci rimanda alla transitorietà della vita. Un dente di leone, quando di secca, viene trasportato in tutte le direzioni dal vento, affinché da lui possa sempre sbocciare qualcosa di nuovo. Seeber, che 20 anni fa ha iniziato a lavorare come assistente alla poltrona presso il distretto di Naturno, è passata al settore della sicurezza sul lavoro durante la pandemia da coronavirus, nel periodo nel quale il suo servizio è stato chiuso. Attualmente, lavora presso la Direzione del Comprensorio sanitario di Merano e, al proprio lavoro, affianca l’impegno sociale.

“Quando mi sono formata come counselor psicosociale, qualche anno fa, ho lavorato con Padre Peter presso l’Assistenza spirituale dell’Ospedale di Merano nel Reparto di Geriatria, parlando molto con i/le pazienti. In quel momento ho capito che volevo affrontare il tema dell’elaborazione del lutto, sia per affrontare mie problematiche, sia soprattutto per accompagnare le persone in situazioni di crisi estrema”.
Claudia Seeber ha vissuto l’esperienza dell’assistenza e della perdita nella sua vita: si è occupata dei suoi genitori, morti entrambi di cancro ai polmoni nel giro di poco tempo.

In qualità di Presidente della casa di riposo San Zeno Naturno-Senales-Plaus, si è confrontata regolarmente con i problemi dei familiari che dovevano lasciare i propri cari in casa di riposo. “Molte persone vedono il lutto solo in relazione alla morte, ma il processo di elaborazione del lutto inizia già quando i parenti portano la madre o il padre alla casa di riposo. Mi interessa capire come le persone affrontano questa situazione. Spesso mi accorgo che i residenti sono ben assistiti, ma che per i loro familiari si tratta comunque di una situazione emotivamente complessa. Sono infatti sopraffatti da ogni tipo di emozione quando comprendono che non riescono più a gestire l’assistenza da soli”, afferma Seeber.

Claudia Seeber ha completato il programma di formazione di un anno per diventare consulente del lutto presso l’Abbazia di Novacella, perché dopo la sua esperienza nell’assistenza spirituale, era per lei importante che ci fosse un retroterra cristiano.

Durante la formazione ha appreso tutti gli aspetti dell’elaborazione del lutto con diversi docenti forti di molta esperienza in questo campo. L’elaborazione del lutto è sempre individuale e diversa. I bambini e le bambine che hanno perso il padre o la madre devono essere sostenuti in modo diverso dagli adolescenti. I genitori che hanno perso un figlio hanno bisogno di un sostegno differente rispetto a chi ha perso un partner. Dipende anche dal modo in cui una persona muore: se a causa di una lunga malattia, di un incidente improvviso, di un suicidio o pacificamente in età avanzata. Chi resta deve riorientarsi senza i propri cari e spesso deve trovare un nuovo senso alla propria vita. Ognuno affronta questo momento in modo diverso e ogni sentimento ha diritto di esistere, senza essere giudicato.

Nella nostra società, argomenti come la morte e il lutto sono spesso tabù. La consapevolezza di come affrontarli e i rituali ad essi associati sono andati in gran parte perduti. “Un tempo avevamo i nostri rituali. Nei masi era consuetudine esporre il defunto in casa, la morte faceva parte della vita e c’era un chiaro diritto e modo di dire addio, nell’ambito della famiglia in senso lato e non solo dei diretti congiunti”, spiega Seeber.

Se il lutto si trasforma in depressione, è però necessario un aiuto psicoterapeutico; la terapia del lutto può infatti sostenere soltanto i cosiddetti casi normali di lutto. “Come terapista del lutto, il mio compito è quello di essere presente per le persone, di sostenerle e di supportare la loro resistenza rispetto alla situazione in cui si trovano”, dice Seeber.

Il dolore è invece come un’onda che va e viene. Ci sono molte occasioni che possono scatenare un’ondata di dolore di ritorno, come i compleanni, certi odori o profumi, il Natale o persino Ognissanti.

Al di fuori del proprio lavoro nell’Azienda sanitaria, Claudia Seeber non ha abbastanza tempo per dedicarsi regolarmente alla terapia del lutto. Tuttavia, nella sua vita incontra costantemente persone che hanno subito una perdita e cerca sempre di sostenerle, sia come Presidente di una casa di riposo, che al cimitero o durante un’escursione in montagna. Una breve versione del suo lavoro di fine formazione, che tratta del dolore dei parenti che devono collocare i loro cari in una casa di riposo, è disponibile come utile guida proprio nelle case di riposo.

Vera Schindler/traduttrice: Ilaria Piccinotti