"Un momento emozionante"

30/03/2026, 09:15

Quando bambini o adulti con gravi disabilità cognitive, nonché con difficoltà nella comunicazione, nella comprensione del linguaggio e nel comportamento, devono andare in ospedale, questo risulta spesso problematico. Il progetto D.A.M.A. parte da qui. Il Coordinatore tecnico-assistenziale Daniele Carion dell’Ospedale di Bolzano racconta le sue esperienze.

Foto: 123rf
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D.A.M.A. sta per “Disabled Medical Assistance”. Il concetto è stato sviluppato nel 2000 presso l’Ospedale “San Paolo” di Milano e viene progressivamente esteso anche all’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

A fare da apripista è stato l’Ospedale di Bolzano, che già nel 2017 aveva intrapreso i primi passi in questa direzione. 

L’avvio concreto è avvenuto dopo il Covid, nel 2023”, racconta il Coordinatore tecnico-assistenziale Daniele Carion. Nel corso degli anni il concetto è stato migliorato e ampliato; successivamente Bolzano ha accolto più volte le colleghe e i colleghi degli altri Comprensori, che si sono formati su questo progetto.

Di cosa si occupa D.A.M.A.?
In parole semplici, una categoria di pazienti particolarmente fragile riceve un accesso protetto alle cure mediche. L’obiettivo è organizzare i percorsi assistenziali in modo che siano il più possibile privi di stress e sicuri per le persone con ridotta capacità di adattamento. Se possibile, le prestazioni vengono concentrate in un’unica giornata di accesso. Durante l’intera permanenza, la persona assistita è accompagnata dall’infermiere o dall’infermiera di riferimento D.A.M.A.

“Distinguiamo tra pazienti adulti e pediatrici. Per i pazienti adulti, ad esempio persone con disturbi dello spettro autistico o disabilità intellettive, se non sono già noti ai nostri servizi, viene effettuata una prima visita internistica con slot appositamente riservati. Nel corso di questa visita si decide se la paziente o il paziente rientra nella categoria D.A.M.A., perché naturalmente non ogni disabilità dà diritto a un trattamento protetto”, spiega Carion. Uno dei criteri più importanti è il grado di collaborazione della persona: “Se qualcuno non è disposto a collaborare, già semplici procedure come un prelievo di sangue o un ECG diventano una catastrofe, per non parlare di interventi più complessi come, ad esempio, cure dentarie complicate. Per questo la nostra attenzione deve essere sempre rivolta al livello di collaborazione”. Se necessario, viene applicata una sedazione prescritta dall’Anestesista.
Un obiettivo futuro per il Coordinatore Carion è il seguente: “Poter contare sull’impiego fisso di un anestesista; in questo modo sarebbero possibili anche interventi e trattamenti più complessi”.

Per i bambini, la classificazione avviene già da parte dei servizi che indirizzano le persone assistite, come ad esempio la Neuropsichiatria infantile o la Pediatria. Ma indipendentemente dal fatto che si tratti di adulti o bambini, una volta stabilito che il paziente o la paziente rientra nella categoria D.A.M.A., non sono necessari ulteriori accertamenti per confermarlo.

Le esperienze con questo progetto sono state complessivamente molto positive, afferma Carion: “Solo nell’ultimo anno abbiamo trattato qui a Bolzano 156 persone, tutte molto soddisfatte. Un caso che mi è rimasto particolarmente impresso è quello di un adolescente fortemente sovrappeso che, a causa dei suoi denti in pessime condizioni, non riusciva più a mangiare correttamente. Aveva paura panica del dentista e non sarebbe mai stato in grado di acconsentire a una cura odontoiatrica. Per questo, nel corso di un intervento di cinque ore in anestesia generale, gli è stata effettuata una riabilitazione dentaria completa in un’unica seduta. Grazie all’eccellente lavoro di squadra, l’Odontotecnico ha preso un’impronta durante l’intervento, è rientrato nel suo laboratorio e nel giro di due ore ha realizzato una protesi dentaria provvisoria perfettamente adattata. Quando il giovane paziente si è svegliato, aveva dei denti bellissimi e poteva subito mangiare: per lui e per tutti noi è stato un momento incredibilmente bello ed emozionante!”

Anche Monika Brunner, Coordinatrice responsabile presso l’Ospedale di Bressanone, parla solo positivamente del progetto: “Abbiamo avuto, ad esempio, un bambino con un disturbo dello spettro autistico che non voleva stare in ambienti chiusi: abbiamo quindi spostato la visita anestesiologica direttamente nel giardino dell’Ospedale. Abbiamo anche svolto una visita odontoiatrica seduti su una panchina per visitatori o siamo andati dal fornaio a prendere al volo un ‘Vinschgerle’ per calmare un paziente agitato. Sono particolarmente grata per la buona collaborazione con gli altri servizi: con la mia richiesta trovo davvero ovunque grande disponibilità”.

Il progetto è attivo anche nei Comprensori di Merano e Brunico, dove le Coordinatrici tecnico-assistenziali Anna Maria Haller e Barbara Steinmair sono le infermiere di riferimento per D.A.M.A.

Sabine Flarer/traduzione: Francesco Vendemia