La ricerca al servizio delle persone

20/11/2023, 23:00

Se in passato la ricerca nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige era più un “contorno”, negli ultimi anni le cose sono decisamente cambiate. L’indagine scientifica, infatti, sta diventando sempre di più parte integrante delle attività dell’Azienda sanitario altoatesino. Questo a beneficio dei pazienti e attirando anche l’interesse da parte dei ricercatori fuori Provincia.

È il caso di Filippo Migliorini, che da giugno 2023 esercita la professione di medico chirurgo e ricercatore presso il Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale provinciale di Bolzano, diretto dal Primario Michael Memminger. Migliorini ha studiato all’Universi- tà di Pisa (Scienze matematiche fisiche e naturali) e a quella di Roma (Medicina e Chirurgia) nonché all’Ospedale universitario RWTH di Aquisgrana (dottorato di ricerca in Biomeccanica). Il 35enne fa parte del comitato editoriale di diverse riviste scientifiche e, oltre alla sua for- mazione medica, ha acquisito anche un master in Economia e Amministrazione.

Migliorini ha lavorato alla Uniklinik RWTH Aachen e alla Eifelklinik St. Brigida (Simmerath, Germania). Presso quest’ultima, continua a dirigere il Dipartimento di Ricerca di Ortopedia clinica. Nonostante avesse altre opportunità lavorative, Migliorini ha scelto come datore di lavoro l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Questo anche per via delle possibilità di fare ricerca garantite. Presso il nosocomio bolzanino, Migliorini ha fondato una Clinical Trial Unit con l’obiettivo di ottimizzare il trattamento chirurgico e conservativo delle/dei pazienti nonché di implementare le linee guida e le procedure sperimentali più avanzate, basate su prove di evidenza scientifiche.

Lo stesso vale per Pier Francesco Indelli, che lavora e si occupa di ricerca nel Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Bressanone diretto dal Primario Christian Schaller. Indelli ha studiato Medicina all’Università di Firenze, dove ha completato la sua formazione specialistica. Soggiorni di studio e lavoro lo hanno portato alla Duke University (Carolina del Nord), alla Harvard T.H. Chan School of Public Health nonché alle università del New Mexico e dell’Arizona, così come alla Stanford University School of Medicine (tutte negli Sta- ti Uniti). Presso quest’ultima, Indelli è tuttora Professore clinico associato. Inoltre, svolge attività di ricerca a Bressanone come supervisore di quattro giovani dottorandi della Paracelsus Medizinische Universität (PMU) nonché di due specialisti in formazione dell’Università dell’Aquila. A ciò si aggiunge che è coordinatore del nuovo laboratorio per la Diagnostica molecolare delle infezioni articolari e muscoloscheletriche, così come del progetto di robotica del ginocchio nel Comprensorio sanitario di Bressanone. Oltre alla tecnologia robotica intraoperatoria, le/i pazienti inclusi in questo progetto hanno a disposizione anche un laboratorio di gait analysis dedicato alle fasi pre e postoperatorie con un percorso di tele-riabilitazione personalizzato, che permette di essere in costante contatto con le professionalità della Sanità coinvolte.

Dai due esempi citati, emerge chiaramente che ricercatori ed esperti non solo portano con sé molte conoscenze e know-how dall’esterno, ma anche che queste skill vanno a corroborare progetti concreti, i quali, in ultima istanza, si rivelano essere vantaggiosi specialmente per i pazienti dell’Azienda sanitaria. La ricerca, dunque, non è fine a sé stessa: vige l’idea di offrire alla popolazione un’assistenza ancora migliore. È il caso dei nuovi farmaci: di solito, ci vogliono anni prima che vengano approvati dall’Aifa. Ciò comporta che, durante questo periodo, le/i pazienti non hanno accesso a tali terapie, a meno che non siano coinvolti direttamente nello studio in corso. Grazie alla ricerca, quindi, le/i pazienti possono ottenere nuovi e promettenti farmaci. Inoltre, questo aspetto vale come garanzia sul fatto che medici, infermiere/i e altre persone attivamente coinvolte negli studi operano in modo ancora più consapevole, accurato e preciso per non mettere in pericolo i risultati della ricerca.

Attualmente, sono in atto diversi progetti di ricerca nel campo dell’Ortopedia nei rispettivi reparti degli ospedali di Bolzano e Bressanone. Le scoperte e i risultati raccolti sostengono il confronto con quelli di rinomati istituti di ri- cerca. L’ambiente favorevole all’indagine scientifica nell’Azienda sanitaria fa sì che giovani medici e promettenti ricercatori e ricercatrici scelgano l’Azienda sanitaria come datore di lavoro, invece di accettare offerte dall’estero.

Ecco perché, negli ultimi anni, l’Azienda sanitario altoatesino ha profuso maggiori sforzi nell’ampliamento e nel sostegno del settore della ricerca. Il Servizio per l’Innovazione, la Ricerca e l’Insegnamento (IRTS) è stato lanciato nell’aprile 2021 per favorire l’ampliamento dell’area di ricerca nonché per offrire a ricercatori, studenti e studentesse un punto di contatto. Allo stesso tempo, è stata promossa e intensificata la collaborazione con le istituzioni scientifiche. Attualmente, negli ambiti della ricerca, della formazione, dell’educazione permanente e dell’insegnamento vigono collaborazioni con la Paracelsus Medical University (PMU) di Salisburgo, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la Charitè di Berlino nonché la Mayo Clinic e l’Università di Stanford negli USA.

Le statistiche mostrano che gli sforzi degli ultimi anni hanno prodotto i loro frutti. Nel 2020, il Comitato etico per la sperimentazione clinica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ha approvato 81 studi. Nel 2021 sono stati 86 e l’anno successivo 65. Nel 2022 i collaboratori e le collaboratrici dell’Azienda sanitaria hanno firmato un totale di 332 pubblicazioni che soddisfano i requisiti per la ricerca scientifica. Un totale di 42 ripartizioni ha contribuito con almeno una pubblicazione e circa il 94% di quest’ultime sono state inserite nelle riviste elencate su PubMed (PubMed è un metadataba- se dedicato ad articoli di natura medica). Florian Zerzer, Direttore generale: “Negli ultimi anni, come Azienda sanitaria, abbiamo avviato e implementato molte ricerche scientifiche. Questo perché, da un lato, la ricerca porta con sé più conoscenze e migliori cure traducibili in un effettivo vantaggio anche per i pazienti. Dall’altro, invece, aumenta la nostra attrattività agli occhi di specialiste e specialisti altamente qualificati. Ora stiamo iniziando a vedere i frutti dei nostri sforzi”.

Peter A. Seebacher