La nave del capitano – Navigare in Azienda sanitaria
Cosa vuol dire essere una figura dirigenziale in Azienda sanitaria oggi?
In occasione della Giornata dei dirigenti, la Ripartizione Comunicazione ha realizzato un cortometraggio in collaborazione con la giornalista RAI, Sigrid Flenger. Ben 24 manager sono stati intervistati sulla loro visione di leadership. Con l’aiuto di metafore marinaresche, raccontano la loro quotidianità nella professione. Descrivono come vedono il loro ruolo di capitano, che significato ha per loro un faro, se sia meglio avere un “salvagente” nel loro lavoro, come vanno le cose a bordo, se navigano in un mare tempestoso o calmo e con quale creatura marina si identificano di più. Il filmato integrale è disponibile sul canale YouTube dell’Azienda sanitaria, mentre qui presentiamo alcuni estratti delle interviste.
Sigrid Flenger
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Martin Karner, Primario della Radiodiagnostica, Ospedale di Brunico
Come si vede come capitano della nave?
Il capitano non può fare tutto da solo. Mi vedo come parte della squadra, che guida con la propria esperienza, ha una visione del futuro e una direzione tracciata. Inoltre, grazie ai trascorsi, vedo i pericoli profilarsi da una qualsiasi direzione, in modo da non naufragare o perdersi, proseguendo sulla rotta giusta. Questo è possibile solo se tutta la squadra condivide le idee. Come capitano, devo ispirarli e portarli con me.
A volte ha bisogno di un “salvagente”?
Non ne ho bisogno spesso. Penso che si debba scegliere il lavoro in cui ci si sente più portati e nel quale ci si sappia muovere con agio.
Micol Cont, Primaria del Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Vipiteno
Come vede il Suo ruolo come capitano della nave?
Devo assicurarmi che l’assistenza ai pazienti sia la migliore possibile. Ma la mia responsabilità principale è nei confronti del personale: “employees first”. È importante che si sentano a loro agio. Devo stabilire orari di servizio adatti a loro. Assicurarmi che siano incoraggiati e stimolati, che i collaboratori e le collaboratrici di lunga data non si adagino nella “comfort zone”, riportandoli nella “learning zone”, affinché siano in grado di raggiungere al meglio gli obiettivi.
Su quale tipo di nave si trova?
Spontaneamente, direi su un veliero strutturato, organizzato, che naviga a vele spiegate e dove non ci si deve far sorprendere dalle raffiche di vento. Mantenendomi attenta e creativa ogni giorno.
Daniele Carion, geschäftsführender Koordinator der Ambulatorien im Krankenhaus Bozen
Qual è il ruolo del capitano su una nave?
È saper governare bene il suo equipaggio, coinvolgendolo in tutti i compiti che ci sono sulla nave per condurla in porto. In realtà, sono stato capitano anche di una nave vera: è un compito delicato poiché se non funziona un ingranaggio non funziona più nulla. Un capitano necessita di un equipaggio ben formato e competente e non deve avere un atteggiamento di comando.
Se Lei dovesse indentificarsi con un pesce, quale sarebbe?
Sarei un delfino. È un animale intelligente e vivo, che fa anche le acrobazie! Anche per loro esiste una gerarchia: c’è il papà, la mamma, il primo figlio... C’è quello che deve cacciare e quello che determina la rotta.
Martina Vieider, Direttrice dell’Ufficio gestione amministrativa dell’Ospedale di Bolzano
Com’è il tempo durante il viaggio in nave?
Vedo la mia vita quotidiana da dirigente come il tempo variabile. Mentre splende il sole, un attimo dopo c’è burrasca e poco dopo splende di nuovo il sole finché in cielo non appaiono le stelle. Questo rispecchia abbastanza bene una tipica giornata lavorativa.
A cosa le serve il salvagente?
Mi serve quando qualcuno si allontana dal sentiero o non vive più i valori o quando qualcuno cade fuori bordo perché si sporge troppo. Allora si tratta di riportarlo nel team.
Christian Dejaco, Primario del Servizio di Reumatologia
Com’è il meteo durante il viaggio in nave?
C’è il sole, ma anche condizioni meteorologiche particolari da superare: è così che descriverei la situazione nell’Azienda sanitaria.
Non sempre tutto va bene a bordo, cosa manca?
Come probabilmente accade su molte navi dell’Azienda sanitaria, a volte non è facile trovare nuovi marinai. I documenti di viaggio e gli altri pezzi di carta da compilare sulla nave sono a volte eccessivi e complessi. Infine, ma non meno importante, il codice Morse e i messaggi radio verso il mondo esterno sono spesso impediti dalla privacy o rendono meno comprensibili le nostre comunicazioni.
Andrea Toniutti, Direttore della Ripartizione informatica
Cosa sarebbero le tecnologie sulla nave?
Sulla nave sarebbero gli strumenti per navigare, un diario di bordo per definire partenza e punto d’arrivo, ma anche la capacità di poter ovviare ad eventuali imprevisti lungo il percorso. Bisogna essere pronti ad affrontare le difficoltà e lavorare in team per evitare gli ostacoli pericolosi.
Com’è il tempo durante il viaggio?
Le condizioni del tempo sono abbastanza variabili. Rispetto a quando sono arrivato, nel 2019, il meteo è sicuramente migliorato ma ancora non splende il sole. Il mare è piuttosto mosso, siamo sempre chiamati a navigare con grande attenzione e a migliorarci per raggiungere la nostra meta, che è il faro.
Simone Koppmann, Coordinatrice Emodialisi, Ospedale di Silandro
Che cosa rappresenta per lei il faro?
Vorrei essere un faro dando un esempio positivo e infondendo passione nella mia professione. Dando stabilità e sicurezza al mio personale e sostenendolo nei momenti di crisi.
Cosa funziona bene sulla nave?
Sulla mia imbarcazione le relazioni e la comunicazione funzionano bene. Il sostegno reciproco è la nostra forza. Quando qualcuno si trova in un momento difficile, viene sostenuto. Si tengono molte conversazioni e si sviluppano competenze specifiche importanti per la mia nave.
Harald Frena, Dirigente tecnico-assistenziale coordinatore del Comprensorio sanitario di Bressanone
Cosa non sta andando bene sulla nave?
Come capitano, ci si comporta in base alla situazione. Non credo che si debba fare troppa distinzione tra cose buone e cattive. Ci sono cose che vanno bene e altre che vanno meno bene. Questo fa parte del tutto. Dobbiamo vedere il quadro generale e, insieme, regolarci di conseguenza.
A cosa serve un salvagente?
Vorrei mettere il salvagente a disposizione di chi ne ha bisogno. Lascio deliberatamente molti salvagenti in giro e se vedo che qualcuno vi si aggrappa, mi piace portarlo da me per valutare insieme come risolvere il problema. Ma nessuno rischia l’annegamento.
Karin Pixner, Coordinatrice del Servizio accompagnamento pazienti, Ospedale di Merano
Qual è il suo ruolo di capitano sulla nave?
Mi vedo come un timoniere e un’ancora allo stesso tempo. Devo governare la nave e, al contempo, fungere da ancora per il mio staff.
Che pesce sarebbe?
Sono lo squalo che difende tutti e in ogni caso quando si tratta del personale. È importante coprire loro le spalle e sostenerli nel miglior modo possibile.
Com’è il meteo?
Il tempo sulla nave è molto buono, ci sono sempre delle nuvole, ma se ne ha bisogno. Così come della pioggia, del sole. Al momento non ho bisogno di un salvagente, ma non si sa mai: è per questo che lo porto con me in ogni caso.
Stefania Bertolami, Direttrice dell’Ufficio Servizi generali, Ospedale di Bolzano
Che pesce sarebbe?
Io mi ritrovo molto in un pesce di fiume, come può essere un pesce persico. A me piace la metafora del fiume per l’idea di avere un piccolo spazio e l’acqua fresca che scorre in cui muoversi. Lì, tutto fluisce e questa è una bella sensazione. Mi vedo di più in questo contesto naturale.
Com’è il meteo?
Variabile. Ci sono momenti in cui si potrebbe perdere la fiducia, ma io sono abituata a non perderla mai. Cerco sempre di mettermi dalla parte dell’utenza e di chi arriva all’ospedale. In fondo, è una grande responsabilità come quella che ha un comandante su una nave. Ci sono delle regole da seguire e vanno rispettate. Ma il comandante deve anche farsi consigliare e interpretare quello che accade intorno.
Michael Mian, Primario reggente del Servizio per l’Innovazione, la Ricerca e l’Insegnamento
Che cosa rappresenta per Lei il faro?
Interpreto il faro come qualcosa che indica degli obiettivi. Penso di poterlo essere spesso per i collaboratori, dicendo: “Ascoltate, questo obiettivo sarebbe bello da centrare. Come facciamo a raggiungerlo e a chiarire le cose?”.
Com’è il tempo?
Fondamentalmente, c’è il clima di aprile. Poiché stiamo facendo qualcosa di nuovo, ci sono persone che sono favorevoli, altre contrarie e altre ancora che hanno sensazioni contrastanti. A volte ci troviamo di fronte a onde alte. Ma c’è terra in vista: abbiamo raggiunto alcuni risultati e, se le cose continuano così, sono fiducioso che presto vedremo l’approdo avvicinarsi.