Il benessere delle pazienti e dei pazienti è al centro
Christian Kofler è da un anno Direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. One gli ha chiesto come sono stati i primi dodici mesi nel nuovo ruolo, cosa lo ha sorpreso ed a quali obiettivi punta ancora.
Cosa l’ha spinta ad assumere questo compito di responsabilità un anno fa?
Ero consapevole che non sarebbe stato un compito facile, ma praticamente sono cresciuto in questa Azienda e penso che lavorare nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige sia sicuramente una delle attività più significative che si possano esercitare. Si può lavorare per il bene della popolazione, per le persone che spesso si trovano in una situazione difficile. Assumersi la responsabilità in questo settore significa esserne consapevole, ma allo stesso tempo il ruolo del Direttore generale apre anche la possibilità di essere in grado di plasmare e agire nell’interesse di una buona assistenza sanitaria. Questo è un compito molto impegnativo, ma anche bello e appagante.
Dal 1998 Lei è dipendente dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Ha costituito un vantaggio il fatto di conoscere molto bene l’Azienda?
Questo elemento ha rappresentato sicuramente un vantaggio, dato che ero attivo in diversi ruoli ed incarichi dirigenziali, nonché in diversi Comprensori. Questo mi ha permesso di fare molta esperienza e di conoscere molto bene l’Azienda. Un’Azienda sanitaria è molto complessa a causa dei compiti che deve svolgere e dell’ampia gamma di attività e quindi è un vantaggio, come Direttore generale, sapere come funziona la struttura aziendale. Tuttavia, credo di essere una persona che non ha solo una visione circoscritta alla propria Azienda, ma per la quale è sempre stato importante mantenere anche uno sguardo verso l’esterno.
Direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige: un lavoro da sogno per Lei?
È una soddisfazione quando, dopo le fatiche di una lunga giornata di lavoro, sai di essere stato in grado di aiutare gli altri con i tuoi sforzi. Se un lavoro da sogno significa perseguire un’attività che genera soddisfazione ed è percepito come significativo, allora devo rispondere affermativamente alla domanda.
Come descriverebbe il suo stile manageriale?
Cerco di praticare uno stile di leadership cooperativo, perché sono convinto che si possa ottenere di più insieme. Soprattutto se riesco a “coinvolgere” collaboratrici, collaboratori e dirigenti rendendoli partecipi del percorso decisionale, secondo i rispettivi ruoli. Questo è fondamentale se si vuole fare la differenza in un’organizzazione del genere. Tuttavia, ciò non significa non prendere decisioni chiare quando sono necessarie. Stabilire la direzione fa parte di un ruolo di dirigente, così come assumersene la responsabilità.
Cosa l’ha sorpresa di più nel suo primo anno come Direttore generale?
Nonostante i miei anni di esperienza lavorativa nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, la complessità del compito mi ha un po’ sorpreso. Una vera sorpresa, però, è stata che dopo i tempi turbolenti degli ultimi anni – per vari motivi – le collaboratrici ed i collaboratori continuino a mostrare impegno e motivazione per garantire ogni giorno la migliore assistenza sanitaria possibile. Sono a conoscenza in prima persona del fatto che i punti deboli strutturali ed organizzativi dell’Azienda a volte rappresentino una vera sfida per le collaboratrici ed i collaboratori. Il fatto che, nonostante queste difficoltà, tutte e tutti loro continuino a svolgere il proprio lavoro con grande motivazione e dedizione e cerchino di fare del loro meglio, mi ha davvero sorpreso.
Quali erano i suoi obiettivi quando è entrato in carica?
Uno degli obiettivi permane quello di attrezzare l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige per il futuro e per le prossime sfide, continuando a garantire l’alto livello di assistenza sanitaria di cui disponiamo, grazie alle collaboratrici e ai collaboratori nonché alle condizioni generali create dalla politica. Il mondo è in continua evoluzione e noi dobbiamo essere in grado di anticipare e prepararci a questi cambiamenti adottando delle misure appropriate. Già oggi, il 31 per cento della popolazione altoatesina soffre di una malattia cronica e il 76 per cento della spesa sanitaria viene utilizzata per essa. Questa situazione non migliorerà nel prossimo futuro a causa degli sviluppi demografici. Ecco perché è importante aumentare la consapevolezza della prevenzione tra la popolazione. Chi si prende cura di se stesso e rimane in salute e in forma per molto tempo, può alleviare il carico sul sistema sanitario, ma soprattutto assicura a se stesso una vita lunga e sana e quindi serena. Un obiettivo è quindi quello di rendere la popolazione ancora più consapevole sul tema della prevenzione.
Dove vede le sfide più grandi e quale strategia vuole utilizzare per affrontarle?
Ebbene, l’argomento che ho appena citato è sicuramente una delle sfide più grandi. Un altro è la digitalizzazione, che in ultima analisi dovrebbe contribuire al benessere sia delle collaboratrice e dei collaboratori che della popolazione. In altre parole, la digitalizzazione deve essere un sollievo per tutte le parti e non un fardello. Il ricovero in ospedale è un’altra sfida che dobbiamo superare. Investire nell’assistenza territoriale è essenziale, perché la percentuale della popolazione che deve avvalersi di una prestazione sanitaria crescerà a causa degli sviluppi demografici.
Oggi, tuttavia, l’assistenza di prossimità può essere fornita anche tramite gli strumenti di telemedicina. Il contatto diretto tra paziente e medico è importante, indipendentemente dal fatto che avvenga online o di persona.
Come valuta la qualità dell’assistenza sanitaria in Alto Adige rispetto ad altre regioni?
L’assistenza sanitaria in Alto Adige può sicuramente competere con altre regioni d’Europa o addirittura del mondo, anche con quelle che sono in cima alla classifica. Soprattutto se si mette in relazione l’elevato standard dell’assistenza sanitaria in Alto Adige con le spese sostenute per essa e si tiene conto del fatto che l’Azienda sanitaria fornisce assistenza a tutto tondo per la popolazione. Infine, ma non meno importante, va sottolineato anche l’alto livello di competenza professionale sia in campo tecnico-assistenziale che medico. Le difficoltà che stiamo affrontando – carenza di lavoratori qualificati, tempi di attesa – si ritrovano anche in altre aziende sanitarie e regioni. Naturalmente, ci sono ancora punti deboli che devono essere eliminati, ad esempio nei processi, ma ci stiamo già lavorando.
I tempi di attesa sono sempre un problema…
Per quanto riguarda i tempi di attesa, dobbiamo lavorare di più sull’appropriatezza e, in termini organizzativi, sull’evitare esami doppi. Soprattutto, dobbiamo riuscire a sostenere con continuità i malati cronici e a creare un punto di riferimento fisso, in modo che le risorse che sono effettivamente necessarie altrove, non vengano assorbite a causa di problematiche derivanti da sovrapposizioni e di coordinamento interno.
Nell’area del pronto soccorso, è necessario che alle cittadine e ai cittadini che ne hanno bisogno venga offerto il giusto punto di riferimento. Sappiamo che l’80 per cento dei casi che arrivano al pronto soccorso non sono emergenze, ma d’altra parte sono anche dell’idea che nessuna cittadina e nessun cittadino si rechi al pronto soccorso di un ospedale solo per puro divertimento. Al contrario, queste persone si recano al pronto soccorso perché sussiste un problema di salute e per questo devono essere create preventivamente offerte adeguate.
Ha già parlato della digitalizzazione come una sfida: cosa accadrà dopo?
Stiamo uniformando il sistema, il che è ovviamente un compito enorme, sia per la Ripartizione Informatica, che soprattutto per le/gli utenti. Sappiamo tutti che l’uso di un nuovo sistema, l’implementazione di una nuova tecnologia, è sempre uno sforzo per l’utenza. Chiunque sia mai passato da una marca di telefoni cellulari a un’altra o anche da Apple ad Android o Microsoft sa di cosa sto parlando. Pertanto, gli utenti devono essere accompagnati durante il passaggio in modo tale da percepire in ultima analisi il nuovo sistema come un vantaggio e non come un onere.
L’introduzione del Fascicolo Sanitario Elettronico – anche se non funziona ancora in modo ottimale – è un punto essenziale nel contesto della digitalizzazione. Il fatto che tutte le specialiste e tutti gli specialisti sanitari, che sono direttamente o indirettamente responsabili dell’assistenza del settore sanitario, abbiano accesso ai dati sanitari delle/dei loro pazienti rende il loro lavoro molto più semplice. Ma le cittadine e i cittadini hanno anche il vantaggio di poter visualizzare e recuperare i propri dati e referti sanitari in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Non è più necessario stampare i referti. Quale ventenne oggi stampa ancora il biglietto aereo prenotato? Questagenerazione ha tutto sui propri dispositivi mobili e basta. Mettersi in gioco nella digitalizzazione significa, soprattutto per noi over 50, buttare a mare le vecchie abitudini e sfruttare le nuove opportunità. Tutti siamo chiamati a farlo.
Riguardo all’argomento della carenza di personale qualificato: qual è lo stato delle cose? In questo settore ci troviamo di fronte alle stesse sfide del resto d’Europa. Inoltre, abbiamo bisogno di personale bilingue, perché una buona cura del paziente include anche la capacità di comunicare nella sua madrelingua.
Secondo la mia opinione, questa è una parte essenziale della comunicazione e della comprensione nel campo della medicina umana. Fondamentalmente, la necessità di lavoratori qualificati continuerà ad aumentare in futuro e, di conseguenza, coloro che lavorano nelle professioni sanitarie possono scegliere dove vogliono lavorare. Per questo è ancora più importante che noi, in qualità di Azienda sanitaria dell’Alto Adige, riusciamo ad essere un datore di lavoro attraente, anche per i giovani. Possiamo raggiungere questo obiettivo solo se siamo in grado di offrire posti di lavoro interessanti. Per fare questo, dobbiamo sfruttare le opportunità a nostra disposizione come operatori di sette ospedali e 24 distretti. È inoltre essenziale che le dirigenti e i dirigenti siano consapevoli dei bisogni, delle idee e dei desideri delle giovani generazioni e li tengano in considerazione, senza trascurare le necessità dell’Azienda, ovviamente.
Come si configura la collaborazione tra la Direzione e i Comprensori sanitari?
Direi che la cooperazione è fondamentalmente buona. Non da ultimo per il fatto che conosco alcune delle persone che compongono il Consiglio gestionale da quando ho iniziato a lavorare nell’Azienda sanitaria. La collaborazione è costruttiva ed è anche importante che funzioni bene. Naturalmente, di tanto in tanto ci sono problemi di coordinamento, sia tra Direzione e Comprensori sanitari, che tra un Comprensorio e l’altro. Ciò è dovuto anche alla struttura a matrice che abbiamo come Azienda sanitaria dell’Alto Adige.
In linea di principio, credo che la cooperazione debba continuare ad essere ampliata, più che in passato. Tuttavia, questo vale non solo per i Comprensori sanitari e la Direzione, ma anche per le varie aree specialistiche. Questo è fondamentale per un’assistenza sanitaria di alta qualità, che vogliamo continuare ad offrire alla popolazione altoatesina anche in futuro.
Non da ultimo, proprio per essere e rimanere attraenti per le future ed i futuri giovani dipendenti. Al fine di garantire l’ulteriore sviluppo delle competenze delle nostre collaboratrici e dei nostri collaboratori, è essenziale che le discipline specialistiche collaborino più strettamente tra i Comprensori e gli Ospedali. Per me questo è un obiettivo prioritario da raggiungere. Come “Sarner” ho un certo debole per i campanili e credo che sia essenziale unire le campane di tutti campanili per ottenere un suono uniforme. Solo così avremo maggiori probabilità di essere ascoltati e riconosciuti.
Il bilancio preventivo dell’Azienda sanitaria per il 2025 ammonta a circa 1,8 miliardi. In occasione dell’approvazione, Lei ha affermato che l’attenzione è rivolta a una gestione sostenibile dei costi. Dove sarà necessario risparmiare?
I costi sono sempre un problema nel settore sanitario, anche perché gestiamo e utilizziamo il denaro delle/dei contribuenti. Soprattutto, è necessario tenere d’occhio i costi in modo che la Sanità pubblica ed il Sistema sanitario rimangano finanziariamente sostenibili. A mio parere, tuttavia, non si tratta tanto di risparmiare quanto di utilizzare correttamente le risorse disponibili. Vedo un potenziale di risparmio maggiore nel fatto che le risorse possono essere risparmiate con misure organizzative interne. Questi risparmi possono poi essere utilizzati in aree che attualmente non sono ancora “praticate” come sarebbe effettivamente necessario. Le attività burocratiche attualmente richiedono un notevole impegno. Naturalmente, una corretta documentazione è importante al giorno d’oggi. Infine, ma non per questo meno importante, la raccolta dei dati è essenziale per la gestione di un’azienda e per la garanzia della qualità. Tuttavia, in futuro lo sforzo burocratico per questo dovrà essere ridotto ed è qui che l’intelligenza artificiale potrà esserci utile.
In modo tale che le specialiste e gli specialisti possano nuovamente concentrarsi sui propri compiti. Come ho detto, la documentazione è importante, ma dobbiamo assicurarci di trovare nuove soluzioni.
Le aspettative verso il Direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige sono tradizionalmente alte a livello di popolazione, ma quali aspettative ha il Direttore generale nei confronti di dirigenti e collaboratrici/collaboratori?
Le aspettative verso il Direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige sono giustamente alte. Dopotutto, il suo lavoro ha un impatto su tutte le altoatesine e gli altoatesini. Le aspettative verso le mie collaboratrici, i miei collaboratori e le/i dirigenti sono identiche a quelle che ho nei confronti di me stesso. Voglio svolgere i miei compiti al meglio, secondo scienza e coscienza, e cerco sempre di prendere in considerazione il quadro generale e, quando devono essere prese decisioni, di prenderle con una visione a 360 gradi. Perché ogni decisione e ogni azione ha un impatto sugli altri, di questo bisognerebbe esserne consapevoli. Il personale dirigente e le/i responsabili dovrebbero sempre porgere un orecchio attento verso le collaboratrici e i collaboratori ed essere sempre un punto di riferimento, un modello e un faro per loro.
Mi aspetto che collaboratrici e collaboratori restino desiderosi di conoscenza ed apprendimento, che ragionino con la propria testa e siano consapevoli che tutte e tutti sono importanti e possono fare qualcosa per l’Azienda. In breve: in un’organizzazione come l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, c’è bisogno di tutti – dal portiere al personale addetto alle pulizie, dal personale amministrativo a quello tecnico-assistenziale ed ai medici – perché tutto funzioni e i propri compiti vengano eseguiti. Una persona da sola non è in grado di farla progredire, nemmeno se è il Direttore generale.
In definitiva, si tratta del fatto che le mie azioni e quelle di noi tutte e tutti devono essere compiute a vantaggio di una buona assistenza sanitaria e a beneficio delle pazienti e dei pazienti. Noi, in qualità di Azienda sanitaria, dobbiamo posizionarci al fianco delle pazienti e dei pazienti ed il loro benessere deve essere sempre al centro dei nostri sforzi.
Peter A. Seebacher/traduttore: Francesco Vendemia