"I valori vivi devono coinvolgere"
In occasione del Quality Day del 29 maggio a Bolzano è emerso chiaramente che i valori aziendali non devono restare parole vuote, ma vanno condivisi e vissuti.
L’Unità organizzativa per il governo clinico ha organizzato il convegno, e il Direttore scientifico Oliver Neeb si è detto soddisfatto della partecipazione di circa 200 collaboratrici e collaboratori rappresentanti di tutte le professioni e provenienti da ogni parte della Provincia.
Per l’Assessore provinciale Hubert Messner, qualità significa un’assistenza adeguata ai bisogni che “mira all’eccellenza”. Ha sottolineato l’importanza di non considerare soltanto il lato economico, ma anche la dignità umana, l’empatia e l’equità.
Fin dall’inizio, il Direttore sanitario Josef Widmann ha esortato il pubblico a confrontarsi brevemente con il vicino di posto sui valori personali. Raccontando un aneddoto, ha riferito di un sondaggio tra amici in cui la parola “fiducia” emergeva come valore più importante. “I valori vissuti devono coinvolgere”, ha affermato.
Oliver Neeb ha parlato delle competenze del governo clinico, seguito da interventi di Mirko Bonetti, ispettore statistico dell’Osservatorio per la Salute della Provincia di Bolzano (“bisogna riconoscere e interpretare correttamente i trend”), e di Carlo Descovich, primario della struttura complessa Qualità, accreditamento e innovazione dell’Azienda USL di Bologna.
Descovich è convinto che: “Le persone devono essere invogliate a lavorare!” Anche i piccoli successi, i cosiddetti “quick wins”, devono essere riconosciuti, se si vuole avere personale motivato anche nei momenti difficili.
Verena Perwanger, ex Primaria del Servizio psichiatrico di Merano, ha illustrato la propria attività come formatrice in tecniche di de-escalation, sottolineando l’importanza dell’ascolto attivo: “Dobbiamo chiedere ai nostri collaboratori e alle nostre collaboratrici di cosa hanno bisogno”. Gli incontri di formazione mostrano come anche i pazienti si trovino spesso in situazioni eccezionali: conoscere i fattori scatenanti consente di gestirli in modo più efficace.
Il sociologo Luca Fazzi dell’Università di Trento ha evidenziato quanto possa essere sottile e insidiosa la violenza psicologica, fisica o sessualizzata nei confronti dei pazienti. Ha espresso un giudizio positivo sull’operato dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, pur ribadendo la necessità di mantenere sempre alta l’attenzione.
Un tema completamente diverso è stato affrontato dall’anestesista di Silandro Nicole Ritsch che ha presentato il progetto “Room of Horrors”: un’iniziativa di formazione interdisciplinare che, con un impegno contenuto, promuove una cultura dell’errore costruttiva.
Il risk manager della Regione Toscana, Francesco Venneri, ha parlato di “The second victim”, evidenziando quanto sia importante non lasciare sole le persone dopo un errore: “Dobbiamo sostenerci a vicenda”.
Il business coach Mauro Cavosi ha spiegato che i collaboratori e le collaboratrici più operosi non sono necessariamente quelli con maggiori capacità di leadership: “Se non sono benvoluti dal team, non funzionerà”. È fondamentale invece individuare chi è realmente affidabile e pronto a sostenere il gruppo nei momenti di difficoltà.
Bettina Pfausler, neurologa della Clinica Universitaria di Innsbruck, ha messo in guardia contro una percezione distorta della qualità: “C’è chi si sottopone a interventi estetici in Estremo Oriente, apparentemente riusciti, ma in condizioni igieniche precarie. Tornano con gravi infezioni, che poi dobbiamo curare a spese della collettività”.
Infine, Arianna Cocchiglia, esperta di intelligenza artificiale nella Regione Veneto, ha illustrato il potenziale dell’IA nel supportare clinici e pazienti. Tuttavia, ha precisato che servono enormi quantità di dati per “insegnare alla macchina a pensare come un essere umano”. Dal punto di vista legale, però, la responsabilità resta sempre in capo alla persona – ad esempio, a chi firma un referto.
Sabine Flarer/traduttrice: Sandra Girardi